“Il film non è semplicemente un capolavoro del neorealismo italiano; è forse l'esempio più puro e meno compromesso degli ideali del movimento. De Sica e Zavattini hanno realizzato qualcosa di vicino a un miracolo.”
Roger Ebert
rogerebert.com
Umberto D. (1952) di Vittorio De Sica è un punto di riferimento del neorealismo italiano, che segue la lotta di un anziano pensionato per mantenere la dignità nella Roma del dopoguerra. Umberto Domenico Ferrari, interpretato dall'attore non professionista Carlo Battisti, un professore di linguistica in pensione, affronta lo sfratto dalla sua pensione mentre si prende cura del suo cagnolino Flike. Girato in location con un budget minimo, il film raggiunge un'autenticità documentaristica che rimane profondamente toccante. La colonna sonora di Alessandro Cicognini è sobria, utilizzando un tema malinconico per violoncello per sottolineare la solitudine di Umberto. De Sica ipotecò la propria casa per completare il film quando il produttore Angelo Rizzoli minacciò di ritirare i finanziamenti a causa del suo tono cupo.
La reputazione del film è cresciuta solo dopo la sua première a Cannes nel 1952, dove ha polarizzato il pubblico. Alcuni critici accusarono De Sica di eccessivo sentimentalismo, mentre altri, in particolare André Bazin, lo difesero come la più pura espressione del neorealismo. Il governo italiano inizialmente chiese tagli, obiettando alla rappresentazione dell'indifferenza ufficiale verso gli anziani, ma De Sica rifiutò. Col tempo, il film è stato riconosciuto come un capolavoro, classificandosi tra i più grandi film mai realizzati nei sondaggi di Sight & Sound. Nel 2012, il Ministero dei Beni Culturali italiano lo ha designato tesoro nazionale.
Oltre al plauso della critica, il film ha influenzato generazioni di registi, dalla Nouvelle Vague francese a registi contemporanei come Michael Haneke. La performance del cane Napoleone, un randagio trovato per le strade di Roma, è spesso citata come una delle migliori interpretazioni canine del cinema. La sequenza finale di Umberto e Flike che giocano in un parco è stata definita il finale più perfetto del cinema italiano dal critico Paolo Mereghetti.
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Umberto Domenico Ferrari, un impiegato statale in pensione sulla settantina, vive in una modesta pensione a Roma. Il film si apre con una marcia di protesta di pensionati anziani che chiedono sussidi statali più alti, ma la manifestazione viene sciolta dalla polizia. Umberto torna alla pensione, dove la padrona di casa Antonia Belloni è diventata sempre più ostile, chiedendo 15.000 lire di arretrati e minacciando lo sfratto. Le sue uniche consolazioni sono il suo cagnolino Flike e la gentilezza di Maria, la giovane domestica incinta che lavora nella pensione. Maria è sfruttata dalla padrona di casa e abbandonata dal suo fidanzato soldato, creando una storia parallela di vulnerabilità.
Umberto vende i suoi libri e oggetti personali pezzo per pezzo, ma riesce a malapena a racimolare abbastanza soldi. Impegna l'orologio, le lenzuola e persino i suoi amati libri, ma il debito cresce in modo insormontabile. Finge un'infezione alle tonsille per essere ricoverato in ospedale, dove riceve cibo e alloggio gratuiti, ma viene presto dimesso. Al ritorno, scopre che la sua stanza è stata affittata a un'altra donna e i suoi effetti personali sono stati spostati in uno spazio più piccolo e angusto. Flike è stato dato via dalla padrona di casa, costringendo Umberto a perlustrare il canile municipale per recuperarlo.
La sezione centrale del film segue i rituali quotidiani di Umberto: conta le sue monete rimanenti, salta i pasti e vaga per le strade di Roma con Flike. Visita ex colleghi che offrono vuota simpatia ma nessun aiuto concreto. Un momento cruciale si verifica quando Umberto considera di dare Flike a una famiglia con bambini, credendo di non potersi più prendere cura del cane, ma il tentativo fallisce quando Flike si rifiuta di restare. La storia si dirige verso la crescente consapevolezza di Umberto che la sua pensione è insufficiente per sopravvivere e che la società non ha posto per gli anziani poveri. Il film si ferma prima di rivelare se Umberto trova una soluzione o soccombe alla disperazione.
Umberto D. (1952) ORIGINAL TRAILER
Consenso Critico
Umberto D. è ampiamente considerato l'apice del neorealismo italiano, un ritratto devastantemente onesto della vecchiaia e della povertà nell'Italia del dopoguerra che raggiunge un profondo impatto emotivo attraverso la sua semplicità documentaristica e la straordinaria interpretazione non professionistica di Battisti.
“Il film non è semplicemente un capolavoro del neorealismo italiano; è forse l'esempio più puro e meno compromesso degli ideali del movimento. De Sica e Zavattini hanno realizzato qualcosa di vicino a un miracolo.”
Roger Ebert
rogerebert.com
“La macchina da presa di De Sica osserva con tale compassione e precisione che il film diventa una sorta di preghiera per i diseredati. Il volto di Battisti, segnato da una vita di delusioni, racconta la storia più eloquentemente di qualsiasi dialogo.”
Bosley Crowther
The New York Times
“Umberto D. rappresenta la più piena realizzazione dell'ambizione del neorealismo di trasformare il cinema in uno strumento per la coscienza sociale. È un film che spezza il cuore e rifiuta di offrire facili consolazioni.”
André Bazin
Cahiers du Cinéma
“La sequenza finale tra Umberto e il suo cane è una delle più commoventi di tutto il cinema, non perché risolva qualcosa, ma perché si rifiuta di farlo. De Sica capisce che la dignità a volte significa semplicemente andare avanti.”
Pauline Kael
The New Yorker
“La colonna sonora di Alessandro Cicognini è un modello di sobrietà, punteggiando l'azione con temi delicati e malinconici che non sopraffanno mai le interpretazioni naturalistiche. Questo è fare cinema come empatia.”
David Thomson
Biographical Dictionary of Film
Director
Vittorio De Sica
Writer
Cesare Zavattini
Composer
Alessandro Cicognini
Cinematographer
G.R. Aldo
Producers
Giuseppe Amato, Angelo Rizzoli, Vittorio De Sica
Cannes Film Festival (1952)
Gran Premio: Nominated
National Board of Review (1956)
Top Foreign Films: Won
New York Film Critics Circle Awards (1957)
Miglior Film in Lingua Straniera: Nominated
Kinema Junpo Awards (1958)
Miglior Film in Lingua Straniera: Won
Italian National Syndicate of Film Journalists (1955)
Migliore storia originale: Won
Bodil Awards (1957)
Miglior film europeo: Won
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